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Il laser nella
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pratica estetica |
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nella foto: il "laser
dolce" modulato e defocalizzato |
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Dopo che per lungo tempo interessi economici lo hanno innalzato al ruolo di panacea universale, specialmente nel settore della depilazione, ora lo si demonizza ingiustamente. E' ormai da molti anni che il laser viene utilizzato nella pratica medica ed estetica e da molti anni esistono normative generali che indicano la strada corretta per il suo utilizzo ma che non sono mai state pubblicizzate per non limitare le prospettive di vendita delle apparecchiature.
Il laser come ogni altro strumento deve essere utilizzato da chi è a conoscienza dei suoi vantaggi e dei suoi limiti d'uso, è vero che in certe condizioni e a certe potenze può risultare dannoso, ma può fornire anche un valido aiuto alle pratiche terapeutiche convenzionali, anche un semplice coltello da cucina può essere letale se utilizzato nel modo sbagliato...
La principale caratteristica della luce LASER è quella della coerenza: tutte le onde luminose
che compongono il fascio oscillano in fase, come schiere di soldati in marcia con la stessa cadenza. La luce ordinaria
può invece essere paragonata ad una folla di persone che camminano in modo disordinato in direzioni diverse
con passo diverso, fermandosi e riprendendo a camminare in momenti diversi. Da questo modello molto semplificato
è possibile intuire, a parità di energia spesa, la diversa efficacia degli effetti nei due casi.
Immaginiamo che la folla ed i soldati camminino su di un ponte. Mentre il camminare disordinato della folla ha
un effetto mediamente nullo sulla struttura del ponte, il marciare dei soldati in sincronismo produce un effetto
uguale alla somma dei singoli effetti e se la cadenza di marcia si avvicina ad una delle frequenze naturali del
ponte può mettere in risonanza la struttura col rischio di distruggere il ponte. Per questo quando i soldati
stanno per attraversare un ponte interrompono la marcia e si mettono a camminare o a correre normalmente.
Nel seguito il concetto verrà approfondito, sempre da un punto di vista qualitativo
(torna all'indice)
A seconda della potenza e delle caratteristiche della radiazione emessa, il laser può essere molto pericoloso o del tutto innocuo per i nostri tessuti.
I laser che vengono utilizzati in campo estetico emettono nello spettro che va dalla luce visibile all’infrarosso. Si tratta in ogni caso di radiazioni non ionizzanti per cui non esiste alcun rischio di mutazioni genetiche anche per potenze molto elevate. Ciò non significa però che possano essere utilizzati tutti senza rischi.
I dispositivi laser sono classificati in base alla loro pericolosità dalla norma europea CEI EN 60825-1 (class. CEI: 76-2) più corrigendum: Sicurezza degli apparecchi laser. Tale norma suddivide i dispositivi laser nelle classi: 1, 2, 3A, 3B e 4 in relazione alla loro pericolosità, che dipende sia dalla potenza che da altri fattori, tra cui la lunghezza d’onda e la focalizzazione del fascio laser.
La norma suddetta considera le apparecchiature che ricadono nelle classi 1 e 2 come dispositivi che possono essere utilizzati anche per scopi educativi e intrattenimento senza la supervisione di personale esperto. La norma raccomanda comunque che il raggio laser di classe 2 non venga rivolto intenzionalmente contro le persone.
Per le apparecchiature di classe 3A la norma raccomanda di evitare l’osservazione intenzionale prolungata del fascio diretto; la visione accidentale diretta, la luce diffusa dal fascio e la luce diffusa riflessa non costituiscono pericolo. Il raggio non deve essere rivolto intenzionalmente verso le persone e deve essere possibilmente interrotto o diffuso al termine del suo percorso utile. L’uso di strumenti ottici per guardare il fascio di un laser di classe 3A può risultare pericoloso. La norma non richiede l’utilizzo di occhiali protettivi per laser di classe 3A. L’uso di tali laser dovrebbe essere limitato al personale addetto, che deve essere informato sulle condizioni d’uso in sicurezza.
Per le apparecchiature di classe 3B la visione diretta del fascio ad occhio nudo o attraverso dispositivi ottici è sempre pericolosa. La visione del fascio diffuso normalmente non è pericolosa. Tali dispositivi devono essere messi in funzione solo in aree controllate e ben delimitate e sulle porte di accesso a tali aree deve esserci un avviso di pericolo laser costituito da un cartello di tipo standard. Deve essere posta particolare cura per evitare riflessioni indesiderate del fascio, devono venire indossati occhiali idonei a proteggere l’occhio. La potenza di questi laser costituisce un pericolo per l’occhio ma non costituisce generalmente un pericolo per la pelle. Il loro uso deve essere limitato alle persone addette, che devono essere adeguatamente preparate.
Le apparecchiature di classe 4 sono quelle per cui risulta pericolosa anche le visione del fascio diffuso oltre che la visione del fascio diretto. Le apparecchiature laser che appartengono a questa categoria possono causare serie lesioni alla pelle. Questi dispositivi laser devono essere utilizzati solo da personale qualificato entro strutture controllate, gli operatori devono indossare idonei occhiali e indumenti protettivi.
L'acronimo L.A.S.E.R. significa: "amplificazione della luce per emissione stimolata" (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation). Inventato da Maiman nel 1960, trovò le sue prime applicazioni in campo medico nel 1961, grazie al dermatologo Leon Goldman.
Per capire come viene generata la luce laser e quali sono le caratteristiche che la distinguono dalla luce di una comune lampadina, occorre sapere, almeno in generale, il fenomeno fisico che fornisce al nostro senso della vista una percezione del mondo che ci circonda.
Quella che chiamiamo comunemente "luce" perché viene percepita dal nostro senso della vista è una forma di energia che in realtà, ricade nella stessa categoria di altre che ci sono familiari come: il calore, i raggi X, i raggi ultravioletti e le onde radio. Anche se queste forme di energia vengono percepite in modo diverso dai nostri sensi o se non vengono percepite affatto, se non attraverso l'uso di strumenti elettronici o di particolari lastre fotografiche, esse appartengono tutte alla stessa categoria: sono tutte onde elettromagnetiche.
Non vogliamo in questa sede addentrarci nello studio dell'elettromagnetismo, che richiede una trattazione matematica assai complessa, ci basterà considerare alcuni aspetti intuitivi del fenomeno.
Si parla di onde in quanto il loro comportamento, almeno dal punto di vista formale, è molto simile a quello delle più familiari onde che increspano la superfice dell'acqua o delle onde sonore o delle onde sismiche. La differenza sostanziale con queste onde meccaniche è che le onde elettromagnetiche possono propagarsi e quindi trasportare energia anche nel vuoto, mentre le onde che si propagano sulla superfice dell'acqua o le onde sonore o le onde sismiche trasportano energia solo in virtù del mezzo (acqua, aria o terreno) in cui si propagano. Ciò potrebbe risultare poco intuitivo per le onde sonore ma è possibile dimostrare che è impossibile ascoltare il trillo di una sveglia che suona sospesa in una campana di vetro da cui è stata tolta l'aria mentre tutti sappiamo che la luce ed il calore del Sole ci raggiungono dopo avere attraversato un lunghissimo percorso nel vuoto pressochè assoluto.
Considereremo la similitudine con le onde che possiamo vedere sulla superfice dell'acqua, che fanno parte della nostra esperienza quotidiana e sono quindi di immediata comprensione.
Se sulla superfice inizialmente calma di uno specchio d'acqua facciamo cadere una goccia d'acqua che abbiamo precedentemente preso con un contagocce, l'energia dell'impatto della goccia con la superfice dell'acqua genera delle onde concentriche che si attenuano rapidamente allontanandosi dal punto in cui è caduta la goccia; tale punto costituisce una sorgente elementare di onde.
Similmente è possibile realizzare una sorgente elementare di onde elettromagnetiche facendo "cadere" un elettrone verso il nucleo. L'elettrone come la goccia della similitudine cede parte della sua energia e questa energia perturba lo spazio circostante diffondendosi sotto forma di onda elettromagnetica (*).
Poiché l'elettrone è molto più piccolo di qualsiasi strumento che possiamo pensare di costruire per prenderlo, l'unico modo di spostarlo dalla sua posizione iniziale è quello di farlo saltare su di un'orbita più esterna dandogli una "spinta" con una "dose" di energia (ad esempio con una scarica elettrica, con un flash di luce o colpendolo con un altro elettrone).
Se sulla superfice dell'acqua si mettesse a piovere, avremmo una miriade di gocce che colpirebbero la superfice in momenti diversi generando tante sorgenti di onde tra loro incoerenti (cioè non sincronizzate, caotiche) che causano una modesta increspatura irregolare dell'acqua.
Lo stesso effetto si ottiene producendo una scarica elettrica in un tubo al Neon del tipo per insegne luminose. La scarica elettrica da delle "spinte" disordinate agli elettroni degli atomi di Neon che tornano nelle loro posizioni originali in istanti diversi, generando tante sorgenti incoerenti di onde elettromagnetiche visibili, di colore rosso. La luce rossa risultante è una luce comune, senza caratteristiche fisiche particolari, disordinata come la superfice increspata dell'acqua quando piove.
Torniamo all'acqua, mettiamola in un recipiente rettangolare e immaginiamo di fare cadere contemporaneamente tante gocce affiancate, vicinissime tra di loro per tutta la larghezza del recipiente. L'insieme di tutte queste sorgenti elementari costituirà un fronte d'onda, cioè un'onda simile a quella che si vede in prossimità della spiaggia, non un insieme di cerchi come nel caso di una singola goccia. Un modo più semplice per ottenere un fronte d'onda è di immegere una lama larga quasi quanto il recipiente.
Premesso che indicheremo come lunghezza d'onda la distanza tra due creste dell'onda, se le pareti del recipiente sono lontane dalla sorgete una lunghezza che è un multiplo della lunghezza d'onda, l'onda si rifletterà sulle pareti e tornerà verso la sorgente in fase con l'onda iniziale ovvero le creste dell'onda riflessa ricopriranno le creste dell'onda iniziale. In queste condizioni si parla di onda stazionaria in quanto l'onda continua a riflettersi sovrapponendosi all'onda precedente, come se non si spostasse.
Se, similmente a quando si spinge una altalena, si producono altri fronti d'onda in modo che questi si sovrappongano all'onda riflessa si otterrà una situazione in cui le onde continueranno a crescere di intensità ovvero subiranno una amplificazione via via crescente.
L'effetto risultante da tale trasferimento ordinato di energia è assai diverso da quello che avrebbe ottenuto una uguale energia sotto forma di pioggia disordinata di gocce.
Riprendiamo il nostro tubo riempito di una miscela molto rarefatta di Elio e di Neon e mettiamo due specchi alle estremità, con lo stesso criterio della pareti della bacinella, ovvero in modo che la distanza tra i due specchi sia un multiplo esatto della lunghezza d'onda della luce emessa dalla scarica (la lavorazione richiede una precisione estrema). Dosando opportunamente l'energia introdotta si può ottenere una onda stazionaria che stimola le ricadute degli elettroni sincronizzandole. L'energia viene così assorbita in modo ordinato e l'onda luminosa continua ad aumentare d'intensità; ciò porterebbe rapidamente alla distruzione del tubo. Per evitare che ciò avvenga uno dei due specchi non è completamente riflettente e lascia passare parte della luce. La luce che esce da tale specchio è una luce particolare, coerente (estremamente ordinata); gli effetti sulla materia che colpisce sono molto diversi da quelli che produrrebbe la luce convenzionale.
Poiché la sensazione cromatica che percepisce l'occhio dipende dalla lunghezza d'onda della luce è evidente che la luce laser deve essere per forza monocromatica ( )
Riassumendo, le peculiarità della luce laser sono la coerenza (spaziale e temporale) e la monocromaticità. In funzione della lunghezza del tubo laser e del suo diametro, il fascio può risultare più o meno divergente (non parallelo), ma la divergenza è sempre piuttosto contenuta. A differenza della luce normale la luce laser può essere concentrata in aree piccolissime producendo densità di energia elevatissime che consentono di tagliare anche i metalli.
Sebbene la costruzione di un laser richieda processi di lavorazione estremamente raffinati e una trattazione rigorosa necessiti di approfondite conoscenze in fisica quantistica, abbiamo visto che il concetto di base è relativamente semplice: della luce comune, costituita da radiazioni “disordinate” viene “pompata” in un materiale otticamente attivo che ne assorbe l’energia restituendola sotto forma di luce ordinata (coerente) e di un sol colore (monocromatica), ciò in virtù delle caratteristiche ottiche e geometriche del sistema in cui è inserito che creano quelle onde stazionarie in grado di sincronizzare il rilascio di energia luminosa accumulata nel materiale attivo, in modo che tutti i singoli contributi si sommino. La luce entrante nel materiale attivo è quella di cui abbiamo quotidiana esperienza, costituita da onde che si muovono in modo caotico come la folla in un mercato, la luce che esce invece è molto particolare e le sue onde sono come dei soldati che marciano tutti con la stessa cadenza, alla stessa velocità, facendo gli stessi movimenti, e ciascun movimento si somma a tutti gli altri producendo un effetto notevolmente ingigantito. Una lampada da 1W riesce a malapena a illuminare un foglio ma una luce laser con una potenza mille volte inferiore può abbagliarci
I laser si dividono in laser a impulsi, caratterizzati dall'emissione di potenze molto elevate (fino a centinaia di milioni di watt) per tempi molto brevi, e in laser a funzionamento continuo (CW) o quasi continuo (QCW), caratterizzati da emissione di durata estesa a potenze relativamente basse (fino ad alcune migliaia di watt).
Se un raggio LASER ad alta energia può essere utilizzato per tagliare e saldare i tessuti, a basse energie la luce LASER di lunghezza d'onda compresa tra 600 e 900 nm, ovvero di colore compreso tra il rosso e l'infrarosso, riesce a penetrare in profondità nella pelle e interagisce con la struttura interna delle cellule producendo una efficace azione biostimolante, testimoniata da numerose sperimentazioni cliniche.
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Cosa succede quando un fascio laser colpisce la pelle?
Affinché l’energia luminosa emessa dal Laser causi effetti biologici, é necessario che sia assorbita dal bersaglio (nel caso specifico la cute o un suo costituente ‘TARGET’) e trasformata in altre forme di energia: termica, chimica, meccanica.
La luce laser possiede proprietà fisiche capaci di determinare un effetto biologico specifico sui tessuti viventi. L’interazione tra raggio laser e tessuti determina il trasferimento di energia.
L’assorbimento dell’energia luminosa é legato alla presenza di strutture molecolari dotate di una specifica sensibilità e capacità di assorbimento nei riguardi del tipo e della frequenza dell’energia luminosa stessa. La scelta del tipo di laser viene fatta in funzione della particolare sensibilità del bersaglio (target) nei confronti di una specifica lunghezza d’onda rispetto alle altre molecole.
La scelta della frequenza d’onda é importante anche per ciò che riguarda la profondità, a livello cutaneo, a cui il raggio laser penetra in maniera da ottenere un effetto di biostimolazione o modificazione tissutale. Profondità maggiori si ottengono nello spettro che va dall’infrarosso al rosso con un massimo nell’intorno della lunghezza d’onda di emissione del laser He-Ne.
A bassissime potenze (classe 1) l’energia non sembra essere sufficiente per generare fenomeni biologici apprezzabili.
A potenze superiori (classi 3A e 3B) e lunghezze d’onda opportune il Laser interagisce con l’intima struttura dell’epidermide con un effetto biostimolante (accelerazione del metabolismo). Si noti che, a differenza dei laser per depilazione, i laser in classe 3A per la biostimolazione cutanea e per il trattamenteo delle rughe e della cellulite non comportano alcun rischio per la persona trattata e per l’operatore.
Già nel congresso di AGOPUNTURA di Buenos Aires del Novembre 1976 venne evidenziata da Walter Kroy l'efficacia della stimolazione LASER (Principles of Stimulation Therapies by LASER radiation). Nella AGOPUNTURA il LASER prende il posto degli aghi.
Nelle sperimentazioni cliniche sono stati osservati fenomeni di rivascolarizzazione, di risoluzione degli esiti cicatriziali e delle smagliature, di rigenerazione del collagene nel trattamento delle rughe in fase iniziale e per contrastare gli effetti degenerativi di invecchiamento cutaneo prodotti dall'abbronzatura. L'azione biostimolante aumenta l'efficacia delle creme e delle pomate.La biostimolazione LASER può anche ridurre la sensibilità al dolore (Possibilità della laserterapia nella cura della nevralgia del trigemino, Parodontologia e Stomatologia Nuova, 1979).
Complessivamente le prove cliniche evidenziano:
L'azione biostimolante pare sia notevolmente accentuata dalla modulazione del fascio laser. Circa le eventuali controindicazioni i pareri sono discordi. La maggior parte degli specialisti non ha rilevato controindicazioni all'atto della sperimentazione clinica, tuttavia solo il medico curante può valutare l'opportunità di istaurare un trattamento di laserterapia. Considerando l'effetto di biostimolazione indotto dalla luce laser, appare ragionevole evitare il trattamento in presenza di neoplasie.
Anche se per le metodiche terapeutiche è possibile attingere all'ampia letteratura medica
disponibile, poiché ognuno ha delle caratteristiche fisiologiche e patologiche proprie, è sempre
opportuno affidarsi ai consigli di un medico per scegliere la terapia corretta ed eseguirla nel modo più
efficace.
Aumentando ancora l’energia trasferita alla cute (classe 4) l’effetto termico diventa predominante e le temperature raggiunte possono distruggere rapidamente i tessuti. Per distruggere il bulbo pilifero si usa un fascio laser infrarosso focalizzato e per il pelo, che per sua natura assorbe maggiormente gli infrarossi, il sistema si comporta da “specchio ustore”. La selettività è però unicamente legata alla capacità del bersaglio di assorbire maggiormente determinate lunghezze d’onda (si può parlare in senso lato di colore del bersaglio), così succede che insieme al bersaglio desiderato si distruggano anche i melanociti che assorbono le stesse lunghezze d’onda del povero pelo. Si capisce quindi che il laser per l’epilazione possa diventare un laser molto pericoloso se viene manovrato da una persona che non possiede una adeguata preparazione.
Smagliature - Si ottengono risultati tanto migliori quanto più è precoce il trattamento. Le smagliature devono essere trattate allo stato iniziale, prima che la rottura delle fibre dermiche venga riparata dall'organismo con tessuto connettivo cicatriziale non vascolarizzato (che da la caratteristica colorazione chiara alle smagliature) generando una cicatrice depressa che risulta purtroppo irreversibile.
Rughe - La stimolazione della formazione del collagene e l'aumento di elasticità della pelle indotte dalla luce laser possono ritardarne la formazione.
Cellulite - Può essere un utile coaudiuvante ai trattamenti medici, in abbinamento ad una dieta corretta che deve essere indicata da un dietologo.
Edemi ed ematomi - La terapia laser è utilizzata nel trattamento degli edemi e degli ematomi.
Caduta dei capelli - Il trattamento con luce laser può dare risultati se la causa è legata ad una cattiva irrorazione sanguigna dei bulbi piliferi.
la terapia laser può inoltre risultare efficace in agopuntura (dove il raggio laser si sostituice
agli aghi) e per le seguenti patologie: Herpes simplex, Tendinite al tendine d'Achille, Artrosi,
Cefalea di origine vascolare, Nevralgia del trigemino, Distorsioni articolari.
Laser a semiconduttore, detto anche laser a diodo: è uno dei laser più recenti ed è in continua evoluzione. Stà sostituendo alcuni dei laser tradizionali nelle applicazioni in cui la potenza in gioco è relativamente contenuta (es: He-Ne). Contrariamente ai laser convenzionali, in cui vengono coinvolti gli stati atomi o molecole, in un semiconduttore non si può considerare un atomo isolato, ma bisogna considerare tutto il cristallo nel suo insieme, con una certa distribuzione degli elettroni, che si dispongono in "bande" di energia. Operando una semplificazione si può dire che in un semiconduttore avremo una "banda di valenza" che risulterà "piena" di elettroni, ed una "banda di conduzione", ad energia più elevata, a distanza DE dalla banda di valenza, che conterrà pochi elettroni. Con diversi metodi è possibile ottenere all'interno del cristallo una vera e propria inversione di popolazione. Se non si inserisce il sistema in un risonatore (che può essere costituito dallo stesso cristallo di semiconduttore) si ottiene un LED (Light Emitting Diode, dove si usa il materiale come diodo e si ottiene l'eccitazione quando la corrente fluisce in polarizzazione diretta), altrimenti avremo un laser a semiconduttore. Esistono molti di questi laser, che emettono potenze medie di 10 mW in continua e raggiungono i 100 W in regime impulsato. Sono assai efficienti (50-60%).
Laser a Rubino : è stato il primo tipo di laser realizzato (1960). Il rubino è un cristallo di allumina (sesquiossido di alluminio: Al2O3), drogato con circa lo 0.05% di ioni cromo trivalente Cr2O3, che gli conferiscono il caratteristico color rosso. L'alluminio e l'ossigeno sono otticamente inerti, mentre gli ioni Cr3+ sono i centri otticamente attivi. Si tratta di un laser a 3 livelli: quando si irraggia il cristallo di rubino con luce bianca, questa viene assorbita dagli ioni cromo e molti elettroni vengono eccitati in un'ampia banda di livelli energetici. Alcuni elettroni ritornano rapidamente allo stato fondamentale, ma altri, tramite una transizione che cede energia vibrazionale al cristallo, vanno in livelli metastabili la cui vita media è circa 104 volte maggiore di quella degli altri stati eccitati. Quando l'atomo si diseccita emette luce rossa. Questo fenomeno, che tra l'altro è responsabile della brillantezza del rubino, viene sfruttato per ottenere l'emissione laser del rubino su due righe a 692 e 694.3 nm. E' interessante notare come il rubino, cresciuto sotto forma di cristallo cilindrico, viene usato sia come mezzo attivo che come risonatore: le due basi del cilindro, piane e parallele, vengono infatti lavorate otticamente e rivestite con un coating riflettente (tipicamente R1 ~ 96% ed R2 ~ 50%) in modo da funzionare come i due specchi di un risonatore ottico. Il laser a rubino ha bisogno di una sorgente di pompaggio assai intensa, trattandosi di un sistema a tre livelli, quindi poco efficiente; si usano in genere lampade a Xenon o a vapori di mercurio. Le potenze di uscita tipiche sono dell'ordine di qualche Watt quando si opera in continua e arrivano a ~ 20 kW in regime impulsato (impulsi da 100 J), a 100MW in Q-switching (~ 10 ns) ed a qualche GW in mode-locking (1 fs).
Laser a Nd:YAG : Il mezzo attivo è costituito da un cristallo di Y3Al5O12, detto comunemente YAG, drogato con Neodimio (Nd3+ che sostituisce Y3+) ed è uno dei più diffusi laser a stato solido. Costituisce un sistema a 4 livelli che emette a 1.06 mm (vicino infrarosso) con pompaggio ottico tramite lampada a Krypton. Il cristallo ha una ottima conduttività termica, il che gli permette di operare senza problemi in continua fino a ~ 700 W, o ad alte frequenze di ripetizione. In regime impulsato può fornire impulsi da 1013 W su 10 fs. Esiste una variante più economica di questo laser, che è il Nd:Glass, dove i centri attivi di neodimio sono ospitati invece che in un cristallo di YAG in un vetro. E' più economico, ma ha una peggiore conducibilità termica, per cui viene utilizzato solo in regime impulsato a basse frequenze di ripetizione.
Laser ad He-Ne : il laser a gas più utilizzato in campo estetico perchè la lunghezza d’onda emessa è quella più idonea per la biostimolazione cellulare, la stimolazione del drenaggio linfatico, il trattamento delle flogosi e la rigenerazione del collagene. Il mezzo attivo è il neon, mentre la presenza dell'elio facilita il pompaggio, ottenuto tramite scarica elettrica. E' stato il primo laser a funzionare in continua. La miscela viene tenuta alla pressione di 1 torr e la pressione parziale dell'elio è di circa 5-10 volte superiore rispetto a quella del neon. In questo modo l'elio assorbe l'energia della scarica portandosi dal livello 11S ai livelli 23S e 21S, i quali sono risonanti con i livelli 4S e 5S del neon, che funzionano come livelli superiori laser e transiscono nei livelli P sottostanti. Si hanno transizioni utili per il laser a l = 633 nm (rosso - la più usata), l = 543 nm (verde), l = 1.15 mm e l = 3.39 mm (infrarosso). La riga può essere selezionata tramite il risonatore ottico e si ottengono potenze di uscita in continua di qualche mW.
Laser a CO2 permette di ottenere un fascio in continua di elevata potenza (fino a 1 MW), con efficienze di conversione che arrivano al 40% ed è quindi il laser più importante per quanto riguarda le applicazioni industriali e quelle chirurgiche (in cui vengono distrutti i tessuti). Il mezzo attivo è composto da una miscela di CO2, N2 ed He. Le molecole di N2 hanno lo stesso ruolo che aveva l'elio nel laser He-Ne: sono le molecole di N2 eccitate che trasferiscono energia per collisione alle molecole di CO2. Emette a l = 10.6 mm (riga più utilizzata) e a l = 9.6 mm.
Laser ad Argon : utilizza argon ionizzato (A+) come mezzo attivo. Come pompaggio si utilizza una scarica elettrica con elevate correnti. Emette su una serie di righe che vanno dal verde al blu-violetto. Le transizioni più importanti sono l = 514.5 nm (verde) e l = 488 nm (blu). Può raggiungere circa 100 W in continua e non presenta problemi di saturazione.
Laser a Eccimeri : il termine eccimero indica "dimero eccitato", cioè una molecola, composta da due specie chimiche, che esiste solo nello stato eccitato mentre nello stato fondamentale non risulta legata chimicamente. Gli eccimeri più utilizzati sono gli alogenuri di gas nobili, dove atomi di argon, kripton, xenon, si combinano, nello stato eccitato, con alogeni quali cloro, fluoro... A seconda delle specie utilizzate si ha emissione a diverse lunghezze d'onda; ArF: l = 193 nm; KF: l = 248 nm; XeCl: l = 308 nm; XeF: l = 351 nm. Come si vede emettono tutti nell'ultravioletto e risultano essere la sorgente laser più efficiente in questa regione spettrale. Il pompaggio viene eseguito con una scarica elettrica, preceduta da una preionizzazione ottenuta con raggi X o utilizzando un fascio di elettroni. Si ottiene funzionamento in regime impulsato fino a frequenze di ripetizione di 1000 Hz e potenze fino a 1 kW .
Laser a colorante: rientrano in questa categoria tutta una classe di laser, detti a colorante, o dye lasers, usano coloranti (in alcool o acqua). La banda di fluorescenza risulta molto larga e quindi esiste la possibilità di accordare la frequenza del laser con facilità. In generale sono pompati otticamente, con lampade a flash molto rapide o con altri laser (N2 o Argon per la rodamina 64, che può anche lavorare in continua)
Laser a elettroni liberi (FEL) : nel Laser ad Elettroni Liberi non si usa un sistema di atomi o molecole come mezzo attivo, bensì un fascio di elettroni relativistici. Questi vengono costretti su una traiettoria oscillante da un campo magnetico statico variabile nello spazio (generato da un oggetto detto ondulatore magnetico), per cui, come tutte le cariche accelerate, perdono energia emettendo radiazione. Volendo trovare analogie con i sistemi laser convenzionali, si può osservare che il campo magnetico prodotto dall'ondulatore gioca il ruolo del mezzo attivo, mentre il fascio di elettroni è l'equivalente del sistema di pompaggio dei sistemi laser tradizionali. L’emissione può essere spinta a lunghezze d’onda molto corte - UV e raggi X – o molto più lunghe - Lontano Infrarosso e Onde Millimetriche - ove vi è carenza di sorgenti convenzionali o ove queste presentano limiti. Il forte interesse per sorgenti coerenti a piccole lunghezze d'onda si scontra però con gli enormi costi e dimensioni, e con intrinseche difficoltà fisiche e tecnologiche, per la realizzazione di apparati FEL operanti in queste regioni spettrali.
“Laser in Biology and Medicine” di R. Pratesi (CNR e Università di Firenze) e C.A.Sacchi (CNR e Politecnico di Milano) - NATO Advanced Study Institutes Series, series A: life sciences, vol. 34 capitolo: “Interaction of Laser light with living systems” (pag. 69) di Raimund Kaufmann, Departiment of Clinical Phisiology, University of Düsseldorf edited by F. HILLENKAMP
“Corso di Laser-Terapia Clinica” di Franco Menichelli testo ufficiale della Scuola Italiana di Laser Medicina, edizioni SIS HAHNEMANN
“Laser-Agopuntura e metodi complementari”di Ulderico Lanza STUDIO EDITORIALE ESPANSIONE
“Il Laser in Terapia e Chirurgia, principi teorici e applicativi” di Umberto Fornezza (bilingue, scritto in italiano e inglese) edizioni CORTINA INTERNATIONAL - VERONA
“Soft-Laser Terapia” di Dr Med. Mario A. Trelles del Laser Research Laboratory de la Universitad de Budapest (in spagnolo) edizioni ETECNES
“Therapeutic Lasers, theory and pratctice” di G. David Baxter (scritto in inglese) edizioni CHURCILL LIVINGSTONE
“Terapia Fisica Pratica” di B. Gialamella, G. D'Alessandro, R Santoro EDITORE MARRAPESE - ROMA
“Trattato di Estetica Medica” di V Blini e P. Righi edizioni PICCIN
“Vincere la cellulite, come prevenirla e combatterla” di Alberto Lodispoto - Collana Natura e Salute EDITRICE TECNICHE NUOVE
“Le Laser en Estetique” di Annette Courtavd e Christian Thomasset DIFFUSION MALOINE - PARIS
“Laser, principi e applicazioni mediche e chirurgiche” di Marcello D'Ovidio edito dallo stesso autore
“Elettrologia, le basi per il corretto uso delle apparecchiature” di Teresa De Monte edizioni SEPEM - MILANO
“Phisical Modalieties in Dermatologic Therapy” di Helbert Goldschmidt (in inglese) edizioni SPRINGER-VERLAG - N.YORK, HEIDELBERG, BERLIN
“Manuale di Medicina Ortopedica” di I. Colombo GHEDINI EDITORE “Manuale di Riabilitazione” di Gianfranco Megna edizioni EDITEAM sas
“Manuale di Terapia Fisica” di C. Menari e M. Memarini AULO GAGGI EDITORE - BOLOGNA
“Medicina Fisica e Riabilitazione” di Pizzatti e Caruso edizioni EDI-LOMBARDO
“Laser e Sport” di P. F. Parra EDIZIONI LIBRERIA CORTINA - TORINO
“Laserterapia, esperienze cliniche riabilitative” di L.Maturo, R.Pagani, B. Palmieri edizioni MED
“Il Laser in Ortopedia” di Werner E. Siebert e Carl J. Wirth VERDUCI EDITORE
“Radiazioni non ionizzanti, moderni impieghi ...” di Franco Bistolfi EDIZIONI MINERVA MEDICA
“Principi di Laser Chirurgia”
di Mario Pochini EDITORE MARRAPESE - ROMA
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